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I primi francobolli di Sardegna e d’Italia

Filatelia e Storia Postale in Italia: una avventura iniziata parecchi anni fa

I primi francobolli presenti sul territorio italiano furono quelli francesi, usati dalla spedizione militare al comando del Generale Oudinot, che giunse a Roma nel 1849 in aiuto del papa, Pio IX, messo in fuga dai rivoltosi che avevano preso possesso della città e proclamato la Repubblica Romana.

C’è una lettera, detenuta da un collezionista privato, spedita da Roma il 23 Luglio 1849; questa sarebbe la prima lettera con francobolli che viaggiò sul territorio italiano.

Inoltre si conosce un’altra lettera, spedita sempre da Roma, il 10 Novembre 1849, con l’annullo del corpo di spedizione, recante la scritta “Corps expedit. Re d’Italie. Q.er General”, ed affrancata con due valori da 20 centesimi.

I primi francobolli realmente emessi sul territorio italiano furono, però, quelli austriaci del Regno Lombardo Veneto, nel 1850. Ma più di 30 anni prima un’altra amministrazione postale aveva emesso delle carte valori: quella del Regno di Sardegna.

Le Carte Valori di Sardegna: una precoce realtà

Già il 1° Gennaio 1819 il Regno di Sardegna si era dotato dei suoi primi valori postali: i cosiddetti “Cavallini di Sardegna”. La prima emissione fu considerata provvisoria e consisteva in fogli con 3 valori stampati in azzurro, rispettivamente da 15, 25 e 50 centesimi stampati al centro del foglio stesso. Furono prodotti con due tipi di carta, filigranata e non, e posti in vendita come “Carta Postale Bollata”; possono essere considerati a tutti gli effetti come Interi Postali o Fogli con Recapito Autorizzato.

I valori erano rapportati alla distanza che le missive dovevano percorrere per giungere al destinatario, e più precisamente: 15 centesimi entro 15 miglia, 25 centesimi entro 35 miglia e 50 centesimi oltre. Questa prima emissione ebbe validità fino al 31 Gennaio 1820. Il 1° Gennaio 1820 vennero posti in vendita i fogli con tre valori che poi furono considerati “Emissione Definitiva”. Si trattava sempre di 3 fogli con 3 valori, rispettivamente di 15, 25 e 50 centesimi. La stampa non avveniva con inchiostro, ma era costituita dall’impressione a rilievo su carta filigranata, recante la dicitura “Regie Poste”, e con lo stemma dei Savoia.

Le lettere andavano piegate in modo da mostrare agli ispettori postali i francobolli ed il loro importo. I fogli potevano essere acquistati presso gli uffici postali, e la giustificazione del loro costo era quella di facilitare le comunicazioni sociali e commerciali tra i cittadini e per assicurare all’erario i proventi per migliorare gli onerosi servizi postali.

Il Penny Black arrivò 21 anni dopo

Soltanto 21 anni dopo (1840) le Poste del Regno Unito emisero documenti che recavano prestampata la tassa postale e rettangolini di carta con l’effigie della Regina e l’indicazione del valore di pagamento della tassa postale. Il famoso Penny Black, passato alla storia come il primo francobollo del mondo, anche se questa nozione è ampiamente discutibile (al riguardo si rimanda a questo articolo: http://papirete.altervista.org/linvenzione-dei-francobolli/ ).

La prima emissione di Sardegna

32 anni dopo i primi “Cavallini di Sardegna”, e più precisamente il 1° Gennaio 1851, furono emessi i francobolli che saranno poi catalogati come “Prima emissione di Sardegna”. Si trattava di 3 valori, rispettivamente di 5, 20 e 40 centesimi. Stampati litograficamente, in fogli di 50 esemplari suddivisi in due blocchi da 25. Attualmente si conosce l’esistenza di soli 3 fogli interi, uno per ogni valore, conservati al Museo Postale Italiano.

I colori erano il nero per il 5 centesimi, l’azzurro per il 20 ed infine il rosa per il 40 centesimi. Furono stampati a Torino, in via Dora Grossa, nella tipografia di Francesco Matraire. Egli era un buon incisore che lavorava anche per altri enti ed istituzioni del regno, e malgrado la sua tipografia non fosse dotata delle moderne tecnologie esistenti in altre città d’Europa, la sua maestria gli consentiva di eseguire lavori di grande spessore professionale.

A tutti gli effetti, Francesco Matraire può essere considerato il padre dei francobolli italiani. La scelta dell’effigie del Re, da usare per la realizzazione dei francobolli, fu però molto travagliata. Esistevano molte immagini di Vittorio Emanuele II, ma la scelta di una immagine che fosse semplice, ma ufficiale ed istituzionale allo stesso tempo, non era facile.

Il Matraire giunse così alla decisione di tralasciare tutte le immagini del Re già prese in esame, e di usare quella già usata sulle monete del regno, dove già spiccava il profilo regale. Prese a modello l’incisione preparata l’anno prima da Giuseppe Ferraris per le monete da 5 lire, e la utilizzò per realizzare i 3 francobolli. L’idea del Matraire ebbe successo, il risultato fu apprezzato ed i tre francobolli rimasero validi per quasi tre anni. Cessarono di avere validità postale il 1° Ottobre 1853, per essere sostituiti da una nuova emissione, avvenuta nella stessa data e curata sempre dal Matraire.

La seconda emissione di Sardegna

La nuova emissione si distingueva da quella precedente principalmente per il tipo di stampa, non più con inchiostri, ma tramite impressione in rilievo a secco su carta colorata. Si trattava sempre di tre valori da 5, 20 e 40 centesimi, ma mentre per i due valori più alti il colore era rimasto invariato, cioè rispettivamente azzurro e rosa, per il 5 centesimi si era utilizzato il colore verde.

Per quanto originale e, per certi versi, geniale, l’idea del Matraire fu poco felice. Infatti le diciture sui francobolli erano poco leggibili, ed in alcune tonalità di colore il 5 centesimi verde si confondeva facilmente con il 20 centesimi azzurro. Ciò portò il Matraire a dover studiare velocemente una nuova emissione, considerando anche il fatto che i francobolli stampati ad impressione su carta di colore uniforme non avevano un fondo bianco intorno al profilo del Re, e ciò ne diminuiva risalto e visibilità.

La terza emissione di Sardegna

La terza emissione realizzata dal Matraire a Torino, nell’Aprile 1854, univa in se le due tecniche di stampa utilizzate precedentemente: con inchiostri e con impressione a secco. Fu utilizzata carta bianca, dove il contorno dei francobolli era ottenuto con stampa litografica dei diversi colori che distinguevano i tre valori, rimasti invariati rispetto alla seconda emissione, e le diciture, unitamente all’effigie del Re, erano impresse in rilievo a secco.

Decisamente l’effigie di Vittorio Emanuele II all’interno dell’ovale risultante dai contorni litografici godeva di maggiore risalto e visibilità, rispetto all’emissione precedente, ma restava sempre il problema della scarsa leggibilità delle diciture nei tre diversi francobolli. Ciò portò il Matraire a produrre, sul finire del 1854, un’altra emissione simile ma con colori leggermente diversi e rilievi meno accentuati. Alla fine quest’ultima produzione, però, non fu messa in circolazione in quanto non risolveva i problemi riscontrati nei valori già emessi precedentemente.

La quarta emissione di Sardegna

Dopo pochi mesi dal tentativo di correggere i valori della terza emissione, il Matraire sfruttò l’esperienza maturata con i lavori precedenti e realizzò quella che decisamente, per qualità e varietà dei colori, può essere definita la più bella tra le emissioni di quell’epoca: La quarta emissione di Sardegna.

La serie venne emessa a metà dell’anno 1855 e consisteva in sei valori, rispettivamente:
5 centesimi, verde;
10 centesimi, bistro;
20 centesimi, indaco;
40 centesimi, carminio;
80 centesimi, giallo;
3 lire, rame;

Stampati con le due modalità inchiostro / a secco, i contorni erano realizzati litograficamente su carta bianca e comprendevano le diciture in bianco, ed all’interno dei contorni vi era l’ovale bianco sul quale era impressa l’effigie del Re, in rilievo a secco.

Successivamente venne emessa una seconda serie di questi francobolli, che però comprendeva solo i primi 5 valori (da 5 ad 80 centesimi) ed era priva dell’effigie del Re all’interno dell’ovale centrale.

Altra particolarità della quarta emissione di Sardegna è l’esistenza di una ampia varietà di tonalità dei colori nei francobolli. Infatti questa emissione, inizialmente prodotta per le necessità del Regno di Sardegna e Piemonte, con l’unificazione dell’Italia (come si approfondirà più avanti) fu oggetto di una successiva maggiore produzione a più riprese, per sopperire alle necessità del nuovo Regno d’Italia. Ciò comportò che le varie colorazioni, ottenute con inchiostri che la tipografia del Matraire preparava artigianalmente, spesso differivano nelle varie sequenze di stampa successive, con sfumature che finivano per diversificare in modo consistente la tonalità originale dei colori.

Questa quarta emissione nacque con validità postale fino al 31 Dicembre 1863, e di fatto il suo utilizzo, nel 1861, fu esteso a tutto il territorio dell’Italia appena unificata sotto la Reggenza dei Savoia, nella persona di Vittorio Emanuele II.

Dalla Sardegna al Regno d’Italia: Gli ultimi francobolli di Sardegna furono anche i primi d’Italia

Nel 1861 importanti avvenimenti politici e militari portarono all’unificazione dell’Italia, che precedentemente era suddivisa in diversi Regni e Stati, indipendenti o sotto l’egemonia di nazioni straniere.

Per l’appena nato Regno d’Italia erano necessarie grosse quantità di francobolli, atti a sostituire quelli che precedentemente erano utilizzati nei diversi territori in cui era suddivisa la penisola e che di fatto erano ormai privi di validità postale.

Nel rincorrersi degli eventi che portarono all’unificazione dell’Italia, realizzare una nuova emissione di francobolli avrebbe richiesto tempi decisamente lunghi, che non collimavano con la necessità di valori postali dell’appena nato Regno d’Italia. La soluzione ideale a questo problema fu quella di estendere la validità dei francobolli della quarta emissione di Sardegna a tutto il Regno d’Italia.

Di conseguenza la quarta emissione di Sardegna divenne anche la prima emissione ufficiale del Regno d’Italia, nel 1861. Di questa emissione, il 1° Marzo 1862 vennero prodotti dei nuovi francobolli da 10, 20, 40 e 80 centesimi con dentellatura (questa fu la prima emissione italiana con dentellatura). Successivamente, nel 1863, fu aggiunto un valore da 15 centesimi, privo di dentellatura.

Infine il 10 Febbraio 1863 fu emesso un ulteriore valore da 15 centesimi, la cui grafica non era più ricollegabile alla quarta emissione di Sardegna. Di quest’ultimo francobollo furono prodotte due diverse emissioni con alcune differenze sostanziali, al punto che le due emissioni sono catalogate per “Tipo 1” e “Tipo 2”.

Questa fu l’ultima emissione curata e prodotta dal Matraire nella sua tipografia al centro di Torino. L’emissione successiva, datata 1° Dicembre 1863, fu affidata alla tipografia inglese De La Rue.

Le tecniche di stampa adottate con elevato ingegno artigianale e con profonda professionalità, ed i francobolli con esse realizzati da Francesco Matraire, a Torino, in una tipografia in via Dora Grossa, rimangono comunque nel tempo e nella storia come capolavori, che appassionano ancora oggi tanti collezionisti in tutto il mondo, con specializzazioni che li hanno portati a mettere insieme delle collezioni che rappresentano autentici gioielli della filatelia italiana.